Lo stress che si verifica durante l’infanzia può avere conseguenze permanenti nell’età adulta
Stress di piccola entità sono in genere favorevoli e possono costituire una base per adattarsi agli imprevisti ed imparare ad affrontare le difficoltà. All’opposto, eventi stressogeni di grado elevato, come quelli causati da condizioni socioeconomiche disagiate, dagli abusi psicologici e dagli abusi fisici, possono avere conseguenze negative che continuano nel corso di tutta la vita.
Uno studio di oltre 10 anni fa dell’Università del Wisconsin-Madison ha dimostrato che questi tipi di stress, vissuti nella prima infanzia, possono modificare le parti del cervello responsabili dell’apprendimento, della memoria, dell’elaborazione dello stress e delle emozioni. Questi cambiamenti possono avere conseguenze negative sul comportamento, sulla salute, sull’occupazione e persino sulla scelta dei partner sentimentali nel corso della vita adulta.
Sono stati studiati 128 bambini di circa 12 anni che avevano subito abusi fisici nella prima infanzia oppure provenivano da famiglie che vivevano in condizioni socioeconomiche fortemente disagiate.
Sono stati documentati i problemi comportamentali e lo stress cumulativo vissuto nel corso della vita, da un lato, e sono state acquisite immagini del cervello dei bambini, concentrandosi sull’ippocampo e sull’amigdala, coinvolti nell’elaborazione delle emozioni e dello stress, dall’alto. I risultati sono stati confrontati con quelli di bambini simili provenienti da famiglie della classe media e che non avevano subito maltrattamenti.
E’ stato riscontrato che il volume dell’amigdala e dell’ippocampo dei bambini che avevano sperimentato questi eventi stressogeni nella prima infanzia era inferiore a quello dei bambini che non ne avevano avuto esperienza. Anche i problemi comportamentali e l’aumento dello stress cumulativo nel corso della vita erano associati a volumi più piccoli dell’ippocampo e dell’amigdala.
Un recentissimo studio condotto nell’animale ha proposto un meccanismo con il quale gli eventi stressogeni possono essere responsabili del danno che persiste nell’età adulta. I ricercatori hanno dimostrato che lo stress precoce determina l’aumento di un enzima che modifica la forma fisica del DNA che diventa meno compatto rendendolo suscettibile all’azione di eventi stressogeni successivi. La sequenza del DNA non viene modificata; viene “allentata” la sua struttura attraverso un cambiamento che viene chiamato “epigenetico”. In questo modo il cervello diventa ipersensibile ad eventi stressogeni successivi.
Diventa, quindi, importante intervenire precocemente evitando che il DNA rimanga in una forma “allentata” con un supporto piscologico e riducendo l’esposizione agli eventi stressogeni in un periodo nel quale il cervello è in fase di sviluppo e più sensibile a questi eventi, permettendo, al contempo, di diventare più resilienti allo stress.
Fonti:
Hanson J.L. et al., Behavioral problems after early life stress: contributions of the hippocampus and amygdala. Biol Psychiatry 77, 314-22, 2015
Kim H.J.J. et al, Early-life stress alters H3K4me1 in VTA to prime stress sensitivity. Neuron, online 7 August 2026